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E' arrivata la poesia: nessuno sforzo, la porta era aperta
ed è uscita da sé. Questi i primi passi.
Dedicata a Claudio C.
Grazie a Te
Grazie a te
che sei entrato
senza fare rumore
e sei sceso giù
in queel'angolo buio e polveroso
dove nessuno era mai arrivato.
Come un'uragano
hai devastato la mia falsa quiete
Come il sole
hai riscaldato un freddo silenzio
Così ho incontrato l'uomo
Così ho scoperto la donna
Grazie a te
Dedicata a Egon P.
27 Marzo ’88
Magia di un abbraccio
che m’attraversa l’anima
e mi regala
la dignità di me
col mio stupore…
Mi sono ritrovata.
Dopo anni di assenza.
Serberò grata
quell’ intensità
unico e prezioso
il tuo sapore.
Volermi
Non assaporo in me
la dignità dell’Essere
che mendicante cerco
nell’abbraccio avvolgente
dell’amante.
L’anima in tormento
esige la conquista
di una capacità
d’amarmi
di una capacità
d’amore.
Sconforto (ma non più di tanto)
Sto vivendo
le briciole della vita
incatenata come sono
da questo me stessa
illogico e sofferente.
Voglio uscire
da questa prigione melanconica
irreale…
costruita con le mie mani
tagliate.
Rivoglio le mie mani!
Per vivere la libertà,
Per diventare la vita.
Voglia di libertà
Uscire fuori
da quest’abito consueto
ormai stretto.
Spogliarmi del passato
vestirmi di niente.
Lasciare
al tempo senza tempo
di tessere i suoi ricami
sulla pelle dell’anima.
Io
ci metto il colore.
Faticarsi la libertà
Avverto il desiderio
che l’Essere m’impone.
Pervasa d’inquietudine
cerco fremente
di togliermi i consensi
che ottundono la mente
che tagliano le mani.
E con l’affanno in gola
continuo a sgretolare
i regali del passato.
Grondo
di pena e di sconforto
ma non rinuncio
ormai non posso:
mi romba nelle orecchie
come un vulcano in moto
l’Urlo del Sé,
la sua liberazione.
Imperativo di pace
Sapore di pace
di rado conquistato
Scissa
tra futuro e passato
dichiaro guerra tra le parti
Non ci sarà vincitore
e sono io perdente
Mi sfugge la realtà
finché la mente ciarla
l’anima non sente
Traccia il saputo!
Entri l’Egregio Sconosciuto
“la realtà del presente”
che sola
sazia l’anima
che sola
non le mente
Tragedia piuttosto usuale con finale a sorpresa
Chiesi a lui:
“mi ami?”
rispose “no”
Strazio e disperazione
invasero il mio cuor
che pianse amaramente…
Seppure crogiolata
da un trito vittimismo
(calda consolazione)
attenta vigilavo
a scoprire l’illusione
(la pulce nell’orecchio
ormai ce l’ho)
Così, come da fulmine colpita,
all’improvviso sento
nell’animo gridare:
“voglimi mamma,
t’imploro voglimi!”
Mi sono fatta pena.
Allora ho compreso
che il patimento
per quel rifiuto antico
lo porto ancora addosso
come un vestito
"è la negazione mia di me"
Ma la coscienza
l'ha subito ristretto
era una gonna
d'altri tempi
e l'ho buttata via
assieme al tormento e all'agonia
Magia dell'attenzione
che trasforma il dolore
in conoscenza
"la consocenza mia di me"
Ho ritrovato il diritto
all'esistenza
così la delega si è rotta
ed io
di volontà soltanto armata
sono partita alla riscossa
della mia Santa Dignità
Due poesie riesumate dal lontano 1976. La mia voglia di scrivere nacque e morì qui stroncata dal primo giudizio negativo.
Crescere
E’ come una strada
piena di sassi
E’come avere
i piedi nudi
E’ come notte
Ma se mi fermo
è solo per riprender fiato
perché mi sento viva
e laggiù…
vedo la gioia.
Cercandomi
Piango e mi compiango:
riuscirò a trovarmi?
…dal 1983 in poi da quando cioè incontrai Baba Bedi il quale mi spiegò che “esprimere” mi sarebbe servito per “essere” e non per apparire. Quando “ascoltandomi” sentii la voglia di scrivere ripresi la penna…stavolta per me, solo per me.
Senza Tregua
Il tempo passa
e non a vuoto:
è pieno di vita!
Ma questa strada in salita
… stanca.
Amore: il grande assente.
Uno strazio
… alitato al vento
con sospiri sommessi.
E’ un dolore intimo
troppo intimo
quando è vero
Può essere
… solo sussurrato,
come un segreto.
Chiaro di luna
Questa luce segreta
mi trova sola con me stessa
La notte
l’usignolo
i grilli…
un alito di vento un
fruscio di foglie un
odore nell’aria e
la luna, lassù:
tutto è!
E mi accorgo
di essere
insieme.
La luna accende
I segreti della notte
il cuore
li svela.
Attimi
L’anima esige
Anima mia tormentata
che sembra mi rimproveri:
perché non hai il potere di volere?
Presa da una forza che fortifica
Come una spugna
s’imbeve di acqua
io mi sento
impregnare di roccia
E un’ombra mi fece l’occhiolino…
Un’ombra
chéta e sorniona
si lascia intuire
…l’essenza
e m’accende d’inquieta ricerca:
inesorabile destino
verso l’infinito
E Mario mi disse…
L’energia che sale e che scende
l’onda del mare
il cielo infinito
ognuna di esse racchiude un segreto
Il cuore è la chiave
dello scrigno prezioso
Resuscita e muori
mille volte a te stessa
Divertiti, gioca e lascia i pensieri
Riprendili, aprili
e lasciaci entrare
la chiarezza del cuore
il suo slancio infinito.
Libertà
Libertà mi sfumi tra le dita
come la nebbia del mattino
Splendente di riflessi
te ne vai col sole
lasciandomi da sola
a piangere di me.
E la vita sembra che mi ignori
come questo torrente
che va per la sua strada:
mi sento fuori
persa ma non vinta
non covo tra gli allori
dei passi guadagnati
la sete mi perseguita:
voglio acqua viva!
Dove sarà stavolta?
Libertà
che sete che ho di te!
Inquietudine
Magma che lievita
potere oscuro terrificante
fascino irresistibile:
esplode e mi devasta
spazzando via putrido marciume.
E in quest’inferno morrò
resuscitandomi diversa.
Slancio
La vita scorre
come un fiume impietoso
verso il suo destino
Affascinata
mi c’immergo
Fusione
Rugiada scintillante
mi sciolgo
nebbia col sole
mi perdo
felice
di essere nell’essere
felice
dell’essere in me
Dedicate a Roberto B.
Al primo no
Ti sfioro
con una carezza dolceamara
sapore di rispetto, rimpianto e desiderio
Ti sfioro
con l’animo di chi
tanto ha sperato, trovato e perso.
All’ennesimo no
A te
unico e assoluto
a te
la cui esistenza
da un senso alla mia
a te
dedico la mia vita
fino alla fine dell’eternità
Nonostante i tuoi no
Non aspettarti
è come vivere
senza sapere perché
La vita è una sorgente
La vita è
una sorgente
di possibilità infinite
che si riversa in noi
e ci sommerge…
La vita è
un atto d’amore.
Penna mordace per stucchevoli ipocrisie
La Regina fronzolo
Persa
nella mia ebetitudine
dimentica di me
recitavo la mia parte
“quella assegnatami”
e che io calzai
per mancanza di coraggio
Penna mordace...
Il padre-Zeus
Io
splendente come il sole
e tutto il mondo
che ruota intorno a me
Ma poiché, idioti,
gli altri non vi badano
instillo
alle creature mie
la naturale sudditanza
affinché
serafico
possa irradiar
la mia munificenza
Grati saranno
per tanta elargizione
Penna mordace...
Il fiero Superuomo
Elevato
come un monumento
mi ergevo al di sopra
delle cime del mio limbo
Sordo
alle spine che bucavano
la mia bolla di sapone
volavo
senza mai essermi sollevato
Penna mordace...
La mamma che è sempre la Mamma
Vittima sacrificale
di una legge di natura
Santificata
da questa posizione
reclamo in eterno
il risarcimento
per aver compiuto
il primo movimento
Immiserita
dalla mia incapacità
di guardare in faccia la realtà
Penna mordace...
Và dove ti porta il cuore?
Ad un gesto umano
di umana comprensione
fa seguito
un vivere nel falso
No, grazie,
il cuore esige
Verità sempiterna e luminosa
non quella spacciata sottobanco
sotto l’egida
del mio comodamento
Penna mordace...
Celestino celestiale
Quando la realtà
si fa pericolosa
uno si salva
smaterializzandosi
non si sa come
dissolto in chissà quale soluzione
Ordunque:
o voglio sapere
la realtà qual è
delle paure e delle pene
del mio essere di carne
o mi defilo insieme
alla stucchevole illusione
che profetizza
una Celestiale delusione
Penna mordace...
Di mamma ce n’è una sola
Meno male.
Penna mordace...
La donna Efebica
Eterea
quasi trasparente
“in quest’assenza di me”
sciavo
fluttuante come un’appendice
Dissolta
nella cornice del soggetto
io
mi scordavo di esistere
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